Domenica, 28 Marzo 2021 09:23

CONTRIBUTI ALLA MEMORIA COLLETTIVA: PASQUALE FIANO

Pasquale Fiano in un ritratto giovanile di Manlio Ciani

 

“Un presente ed un futuro sono poveri senza un passato”. Con questo primo articolo, proiettati sempre in avanti, vorremmo rivolgere uno sguardo all’indietro per riscoprire le radici della comunità casagiovese. Ringraziamo la testata casertana Il Caffè che ha autorizzato la pubblicazione sui media istituzionali del Comune dell’articolo pubblicato sul numero 12 del 26 marzo (XXIV, 1042) attraverso il quale si descrivono le qualità, le virtù e l’umanità di un grande casagiovese: Pasquale Fiano. Un ringraziamento all’autore dell’articolo Giorgio Agnisola che ha permesso a tanti concittadini, in particolare i più giovani, di scoprire o conoscere meglio un illustre casagiovese che ha particolarmente amato la sua terra nativa.

 

L’INIMITABILE UMANITA’ DI PASQUALE FIANO

La sua casa, a Casagiove, era un piccolo museo, in cui raccoglieva oggetti, libri, quadri, cimeli d’ogni natura che portassero il segno del passato, del proprio, innanzitutto, ricco di preziosi ricordi, ma anche, più ampiamente, di quello storico del proprio territorio, da preservare e custodire. Perché Pasquale Fiano (1939-2016) aveva un sentimento nobile della cultura, che per lui era prestigio e risorsa d’anima. Ricordo il fervore del suo volto quando mi raccontava di aver salvato da sicura perdita un manoscritto, un decoro, un oggetto antico, magari una soglia di portone, con inciso l’anno di posa, o uno stemma, o un chiavistello, recuperati da un maldestro sfratto o da un frettoloso smaltimento di rifiuti. Il suo passato di maresciallo dei Carabinieri, il cui ufficio aveva svolto prevalentemente a Roma, si era intrecciato con la ricerca ansiosa di incontri, appuntamenti, colloqui con gli uomini dell’arte e dello spettacolo di stanza nella capitale o di passaggio. Testimoniava in questa sua ricerca una intraprendenza rara. Aggirava ostacoli, inventava strategie, benevoli artifici pur di raggiungere lo scopo. E la sua ostinazione sovente era premiata, anche perché Pasquale non era una persona qualsiasi: la sua affabilità, il suo calore umano, la sua estrema sensibilità catturavano da subito l’interlocutore. Egli sapeva leggere nel suo animo e vi si adattava, con fine intelligenza partenopea. Fu così che Fiano divenne amico e conoscente di tanti illustri personaggi: da Totò, il “Maestro”, la cui casa iniziò a frequentare regolarmente negli anni Sessanta, a Pasolini.

Totò nel suo appartamento

 

Nei ricordi pubblicati sul periodico La riflessione, con la cura appassionata di Anna Giordano, ricordi dei suoi più intensi incontri romani, con Totò, appunto, Vittorio De Sica ed altri, rivela il suo estro e il suo candore. Come quando racconta dei suoi appuntamenti con il comico, preceduti da una scrupolosa raccolta di prodotti caserecci che stipava in una valigetta e che lo stesso Totò richiedeva e attendeva ansiosamente sull’uscio di casa: olio nostrano, soppressata, freselle, vino di paese, noci, frutta del giardino familiare, mozzarella dei Mazzoni, e, immancabili, i fiori. Perché Fiano era davvero un animo gentile, un uomo d’altri tempi, un “carabiniere galantuomo”, come fu da molti definito. Proprio in questo periodo dell’anno immancabilmente Pasquale faceva in bicicletta il giro dei suoi amici più cari, per portare alle signore un mazzolino di viole del suo guardino. Fu il principe de Curtis a donargli il Vocabolario di napoletano di Antonio Altamura, perché coltivasse la lingua. Totò aveva intuito l’estro del giovane dopo aver letto le sue prime poesie. Quella circostanza alimentò nel profondo la sua vena poetica. Da quel momento la sua pagina acquistò nuovo vigore e nuovo registro. Alcune sue poesie sono davvero intense, sagge, commoventi: «Nun t’abbelì, va nnanze a semmenà / pure si ’o viento ’a sperde ’sta semmenta! Nun sarrà ogge? …Dimane nun sarrà… / Ma vene ’o tiempo ca stu sciore sponta!» (’A semmena). Hanno scritto o parlato di lui e della sua poesia, oltre a Totò, che firmò la prefazione del suo primo libro, Core ca se confessa, del 1965, a cui fecero seguito sei volumi, i de Filippo, Vittorio De Sica, Roberto Murolo, Mario Pomilio, Renato Rascel, Marcello Mastroianni e tanti altri. Il suo album di foto annoverava decine e decine di dediche dei maggiori attori italiani e stranieri di quegli anni, da Eduardo a Sofia Loren, ad Omar Sharif. Artisti di grande notorietà gli fecero omaggio di disegni e dipinti, da Guttuso a Carlo Levi, a Minguzzi, Alberti, Giorgio de Chirico.

Omaggio di Renato Guttuso a Pasquale Fiano

 

E tuttavia questa frequentazione così partecipe di un mondo a cui aspirava, e che in qualche misura gli era divenuto familiare, non mutò la sua natura di uomo semplice, autentico, meridionale. Restò tutta la vita fedelissimo all’Arma e alla poesia. A Fiano è stato dedicato un premio biennale, ad iniziativa dall’Unione Nazionale Ufficiali in congedo d’Italia, giunto alla terza edizione. Per ricordare la sua inimitabile umanità.

Giorgio Agnisola 

Ultima modifica il Domenica, 28 Marzo 2021 09:42
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