Venerdì, 20 Agosto 2021 13:46

RIPARLIAMO DELLA PROPOSTA PRO AFGHANISTAN

“Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.” (art. 10 Costituzione italiana)

 

Vogliamo ritornare sulla nostra proposta lanciata ieri di candidare Casagiove a far parte della rete degli enti locali che realizzano progetti di accoglienza integrata. Eravamo consapevoli che un progetto del genere avrebbe suscitato un dibattito anche ideologico, con i pro e i contro, ma chi guida una città non deve aver paura di affrontare temi difficili e scabrosi che possono anche portare ad una perdita del consenso. Il medico pietoso che per paura non affronta la malattia non fa mai il bene del paziente.

 

Eravamo sicuri che i casagiovesi avrebbero accolto positivamente la proposta e così è stato. Le reazioni al nostro post facebook, per la stragrande maggioranza positive, ma anche gli incoraggiamenti arrivatici per telefono o incontrando le persone, sono per noi quasi un referendum vinto con percentuali altissime.

 

Eppure non ci accontentiamo di questo consenso. Quei pochi commenti di dissenso conditi dal timore, a volte dalla paura per chi sa quali invasioni barbariche fossero alle porte della Città di Casagiove e purtroppo - bisogna dirlo per rispetto della verità – di egocentrismo ed addirittura di razzismo, meritano una risposta.

 

Per fare chiarezza e per riportare il confronto dialettico tra opinioni diverse ad un livello in cui almeno comunemente ci si riconosca nell’idea suprema del Bene, rispondiamo alla giovane Martina che così ha commentato questa mattina il post sull’Afghanistan pubblicato sulla pagina facebook Città di Casagiove. Riportiamo alcuni stralci del suo intervento:

“Per me sarebbe opportuno non accogliere tutti indistintamente, ma accogliere semplicemente donne e bambini e persone in reale stato di difficoltà. Purtroppo non è difficile che a bordo ci siano malintenzionati, terroristi, e altre persone poco raccomandabili (…) noi abbiamo già provveduto ad effettuare il vaccino, a bordo ci saranno centinaia di persone non vaccinate e i lockdown potrebbero non essere serviti a niente. (…) Mi riferisco soprattutto agli sbarchi senza controllo (…) Mi piace l'iniziativa di accogliere e tutelare chi realmente ne ha bisogno, ma servirebbe un po' più di criterio per permettere la salvaguardia di chi realmente ne ha bisogno e non di TUTTI (…) Non vorrei che la città si trasformasse in un luogo di caos e mancanza di rispetto delle regole”.

 

Nel ringraziare Martina del suo garbato contributo, cerchiamo di rispondere, o meglio di dire come la pensiamo, analizzando alcuni punti più significativi delle sue idee che poi sono comuni a tanti altri.

 

1. “accogliere semplicemente donne e bambini e persone in reale stato di difficoltà (…) sbarchi senza controllo”

 

Un grande Paese come il nostro, membro del G7 e, quest’anno, presidente del G-20, deve dimostrare di avere capacità e senso di umanità nell’affrontare momenti, pur difficili e complessi, di fronte ad un fenomeno epocale. Come ha scritto in una sua lettera il dott. Pietro Bartolo al Presidente Mario Draghi, chi amministra la cosa pubblica ad ogni livello ha il dovere di spiegare ai cittadini italiani che le persone che si trovano pericolosamente in mare devono essere soccorse perché ce lo impongono i principi di umanità e le leggi internazionali ma, siccome l’Italia è un grande paese, deve creare, sia pure temporaneamente, le condizioni perché chi arriva debba trovare un luogo decente dove sistemarsi, dormire, nutrirsi in attesa di conoscere la prossima destinazione. I decisori politici devono, ad avviso del dott. Bartolo - e noi come Amministrazione la pensiamo come lui - fare un discorso di verità ai cittadini e spiegare che questo è il compito di uno Stato democratico, e non altro.

 

2. “a bordo ci saranno centinaia di persone non vaccinate e i lockdown potrebbero non essere serviti a niente”

 

Chi sbarca in Sicilia o chi arriva con il ponte aereo da Kabul è super controllato alla frontiera certamente più di tanti turisti stranieri e italiani che si muovono per le loro vacanze. Da uno studio curato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), insieme a esperti internazionali, sulla relazione fra migranti e malattie infettive, è risultato che contrariamente all'idea comune, i migranti non rappresentano di per sé un rischio rilevante per la salute pubblica della popolazione ospitante. Viceversa ciò che preoccupa gli esperti è la maggiore esposizione dei migranti stessi a malattie alle quali non sono immuni. Per la comunità scientifica, pertanto, il problema siamo più noi che loro.

 

3. “Non vorrei che la città si trasformasse in un luogo di caos e mancanza di rispetto delle regole”

 

Sfatiamo anzitutto quel luogo comune che mette in relazione l’immigrazione con la mancanza di sicurezza. I dati Istat dimostrano che in Italia negli ultimi 10 anni (già nella fase pre Covid) si è riscontrata una riduzione complessiva dei reati commessi. Ebbene questa riduzione generale dei reati è dovuta principalmente al forte e costante abbassamento del tasso di criminalità degli stranieri che annulla e supera gli effetti dell’aumento numerico di questo tipo di popolazione. Insomma, gli italiani continuano a delinquere allo stesso modo, gli stranieri di meno.

 

Riguardo poi al rispetto delle regole nel nostro comune, è sotto gli occhi di tutti che la violazione delle norme del buon vivere civile è appannaggio di tutti, senza distinzione di nazionalità, razza o religione. Constatiamo piuttosto che gli stranieri sono spesso vittime di un sistema diffuso di illegalità posto in essere da cittadini autoctoni che approfittano del loro stato di debolezza.

 

La rete SAI – Sistema di accoglienza e integrazione - del Ministero dell’Interno a cui Casagiove si candida serve proprio a fare in modo che l’accoglienza dello straniero che ha diritto a restare in Italia si svolga nel rispetto delle regole costituzionali e delle leggi in vigore a garanzia degli immigrati e della comunità che accoglie.

 

Attualmente sono 760 i progetti approvati dalla rete SAI, oltre 30.000 i posti finanziati e 1.800 i comuni coinvolti. Casagiove vuole aggiungersi a questi enti locali solidali presentando un progetto serio che preveda l’accoglienza di un numero limitato di rifugiati proporzionato e compatibile con la sostenibilità dei servizi locali. Non sappiamo se il progetto ci verrà approvato. Dobbiamo essere bravi a pensarlo e scriverlo bene, per questo abbiamo chiesto aiuto e collaborazione agli enti del Terzo settore presenti sul territorio.

 

Noi fuggiamo dallo slogan pseudo patriottico “prima gli italiani” che poi all’occorrenza, quando fa comodo, si declina anche in “prima il nord” (o il sud!) o “prima i casagiovesi” oppure ancora “prima il mio quartiere” e poi “prima la mia famiglia” per arrivare a “prima io” e poi tutti gli altri.

 

La solidarietà non è un capriccio di questa Amministrazione, è un dovere costituzionale. Nell’articolo 2 della nostra Carta non è precisato che il dovere di solidarietà è riservato solo agli abitanti del proprio Paese o comune; il riferimento è invece agli uomini che vivono su tutto il pianeta.

 

Il Sindaco Giuseppe Vozza e con lui tutta l’Amministrazione, all’atto del suo insediamento ha giurato “di osservare lealmente la Costituzione italiana”. Così sta facendo e così continuerà a fare con l’aiuto di tutti i casagiovesi di buona volontà.

Ultima modifica il Venerdì, 20 Agosto 2021 14:35
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